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Emissioni downstream come impatti climatici

Con una maggioranza di 3-2, la Corte Suprema del Regno Unito ha emesso oggi una sentenza storica, che ha avuto un impatto significativo sulla considerazione degli impatti climatici nel processo di concessione delle licenze per petrolio e gas. Mentre finora l’approccio del governo è stato quello di considerare solo le emissioni di esplorazione e produzione, la decisione della Corte stabilisce che devono essere prese in considerazione anche le emissioni derivanti dalla combustione del petrolio e del gas prodotti (indipendentemente da dove si verificano). La sentenza è significativa in quanto è la prima decisione della Corte Suprema ad adottare questa interpretazione sugli impatti climatici della produzione di combustibili fossili. Senza dubbio avrà un effetto a catena su almeno altri tre casi pendenti dinanzi ai tribunali di grado inferiore nel Regno Unito e potenzialmente influenzerà casi sia all’interno che all’esterno dell’Unione Europea.

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Ho bisogno di sapere sulle armi

La settimana scorsa, il tribunale amministrativo di Berlino ha respinto la richiesta di fermare le esportazioni di armi verso Israele. La domanda è stata presentata da diversi palestinesi che attualmente vivono nella Striscia di Gaza. Il ragionamento della Corte si basa, almeno apparentemente, sulla decisione parallela della Corte internazionale di giustizia (ICJ) sul ricorso urgente del Nicaragua contro la Repubblica federale: in entrambi i casi, il fattore decisivo per il rifiuto della protezione giuridica provvisoria è che la Germania attualmente non è non approva più le esportazioni di armi da guerra verso Israele. La decisione del VG di Berlino è di per sé coerente, ma illustra ancora una volta il disegno di protezione anti-legale dell’attuale controllo delle esportazioni di armi da guerra.

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È possibile rinunciare al Green Deal dell’UE dopo l’elezione del Parlamento europeo?

Sulla scia delle elezioni del Parlamento europeo (PE) del giugno 2024, il Green Deal europeo (EGD) si è trovato sulla difensiva. L’atmosfera che prevaleva intorno alle elezioni del 2019 è cambiata. All’epoca, il risultato delle elezioni fu interpretato e accolto come un appello da parte dei cittadini dell’UE per una politica climatica e ambientale più ambiziosa. Attualmente sono emerse altre preoccupazioni politiche legittime, come la migrazione, la sicurezza e la stabilità economica. La situazione climatica invece non è cambiata. Esiste ancora il rischio che vengano superati i limiti del carico planetario stabiliti dalla scienza, che sono diventati sempre più rilevanti a livello politico, anche a causa dell’obiettivo di 1,5-2 gradi, giuridicamente vincolante nell’Accordo internazionale di Parigi.

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L’emiro dà, l’emiro toglie

Il Kuwait, un’eccezione democratica in un Golfo irrimediabilmente autoritario, sta affrontando una crisi costituzionale sotto il suo nuovo emiro, intollerante agli infiniti impasse politiche del suo paese. Nei prossimi quattro anni ci si aspetta una revisione costituzionale. Invece di emulare il modello di Kais Saied, che annullerebbe l’intero esperimento democratico, la nuova costituzione dovrebbe affrontare i principali difetti di un sistema politico vecchio di sessant’anni che è stato afflitto da persistenti situazioni di stallo tra governo e parlamento.

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